
Nel cuore di Chinatown, a Singapore, ci sono luoghi che raccontano la storia della città molto più di qualsiasi museo moderno. Sono le shophouses: case bottega coloratissime che ci hanno conquistato fin dal primo momento durante il nostro viaggio per il progetto Motto on Tour.
Appena usciti dalla metropolitana a Pagoda Street, ci siamo trovati immersi in un paesaggio urbano sorprendente: file di edifici stretti e profondi, dipinti con colori vivaci, intervallati da bancarelle piene di souvenir tra i più economici che si possano trovare in tutta Singapore. È una strada viva, piena di profumi, voci e suoni, dove tradizione e turismo convivono continuamente.
Le shophouses nascono nel XIX secolo, durante il periodo coloniale britannico. Furono promosse dal governatore Stamford Raffles, che stabilì precise regole urbanistiche per la nuova città. Gli edifici dovevano avere una facciata stretta ma svilupparsi molto in profondità. Il motivo era semplice: le tasse venivano calcolate sulla larghezza della facciata, quindi i proprietari costruivano case strette ma lunghe per risparmiare.
Un altro elemento caratteristico è il famoso “five foot way”, il portico coperto largo circa cinque piedi (circa un metro e mezzo) che corre davanti agli edifici. Serviva a proteggere i passanti dal sole tropicale e dalla pioggia, creando allo stesso tempo un corridoio continuo lungo tutta la strada.
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Per capire davvero come si viveva in questi edifici abbiamo visitato il Chinatown Heritage Centre, che permette di entrare in una shophouse ricostruita com’era un tempo. Al piano terra abbiamo trovato la bottega di un sarto: strumenti, tessuti e perfino i vecchi registri con la lista dei lavori commissionati dai clienti. La cosa più bella è stata poter toccare molti degli oggetti esposti. Per noi, che siamo non vedenti, è stato un modo incredibilmente diretto per entrare nella vita quotidiana di quell’epoca.
I piani superiori ci hanno colpito ancora di più. Gli spazi erano stretti, quasi compressi, e raccontavano la realtà di famiglie numerose che vivevano adattandosi a stanze minuscole. In una piccola libreria abbiamo trovato libri e oggetti d’epoca, tra cui una sorta di soroban cinese, l’antico abaco utilizzato per i calcoli.
Oggi queste case storiche sono state restaurate e trasformate in negozi, ristoranti e caffetterie. Una delle più curiose è una shophouse completamente rosa che ospita uno Starbucks: entrare a prendere un caffè in un edificio storico di questo tipo è un’esperienza davvero particolare.
Tra storia, colori e vita quotidiana, le shophouses di Chinatown raccontano meglio di qualsiasi guida la vera anima di Singapore. E passeggiare tra queste facciate variopinte è stato uno dei momenti più affascinanti del nostro viaggio.
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